Contaminati (da PFAS) ma determinati

Seppur non dedicando le prime pagine la stampa locale si sta recentemente occupando della contaminazione delle nostre acque dai composti perfluoroslchilici detti PFAS.

I sovizzesi meno giovani ricordano come nel 1977 – amministrazione Fongaro – da un giorno all’altro Sovizzo si trovò in stato di calamità, con le cisterne, i Vigili del Fuoco e addirittura l’Esercito Americano, perchè l’acqua che si era sempre bevuta era stata gravemente inquinata, responsabile la Ditta Rimar di Trissino. In pochi mesi fu costruito quello che è ancora oggi l’acquedotto che ci porta l’acqua potabile da Vicenza.

Sono passati quasi 40 anni e da allora incredibilmente la situazione è peggiorata. “Ulteriori indagini hanno permesso di accertare un nuovo e più grave episodio di contaminazione” da “PFAS in corrispondenza dell’area di pertinenza dello stabilimento chimico Miteni S.p.A. di Trissino” (fonte Arpav).

La Miteni S.p.A., oggi controllata da una multinazionale, è il nuovo nome della Rimar Chimica S.p.A., la stessa del ’77. Stando ai rapporti Arpav pare insomma che non si siano fermati.

Ci sono però un paio di differenze dal ’77 ad oggi: la prima è che allora si parlò di 15.000 abitanti e 3 Comuni (tra i quali il nostro), mentre ora parliamo di almeno 300.000 abitanti e almeno 3 province del Veneto.

La seconda differenza è che abbiamo oggi una letteratura scientifica internazionale consolidata che accerta come i PFAS, che presentano un’alta miscibilità con l’acqua e quindi un elevato livello di dispersione nell’ambiente, sono interferenti endocrini e composti cancerogeni

Il problema non è solo sovizzese. Tra i PFAS, i PFOA sono una delle sostanze più pericolose e che presenta i valori di maggiore concentrazione nelle acque. Secondo l’ultima campagna di rilevamento Arpav, condotta a febbraio 2015 su più di mille punti/prelievo in Veneto, i PFOA arrivano a Sovizzo sopra i 2.000 ng/l – contro un valore normale inferiore ai 10ng/l e un valore limite indicato dalle autorità sanitarie pari a 500ng/l.  A Creazzo ce li hanno a 8.000 ng, a Montecchio a 13.000.

A seguito dell’informativa dell’ULSS, nel 2013 è scattata anche a Sovizzo l’ordinanza di divieto di attingimento dell’acqua dai pozzi privati. Ma conosciamo noi esattamente lo stato di inquinamento dei nostri pozzi? Anche perchè probabilmente non sono tutti interessati dal problema, per esempio nel ’77 il pozzo dei Lovato a S.Daniele era a posto. Ma serve una mappatura completa. Siamo pienamente a conoscenza del fatto che oltre a non poterla ovviamente bere, l’acqua dei pozzi contaminati non deve essere utilizzata per l’irrigazione, né usata per l’allevamento? La contaminazione passa dalle acque sotterranee a quelle superficiali. Nel Retrone a S.Agostino nell’estate 2013 i PFAS erano tra i 3 e i 4.000 ng/l. Per cui anche il pesce di cattura, oltre a lattuga, uova e latte… tanto per citare.

E’ questo il problema principale: ciò che portiamo sulla nostra tavola, molti di noi, come è stato prodotto? Con cosa stiamo irrigando i nostri campi e gli orti di maggiore dimensione? Scrive Fongaro nelle sue memorie Ricordi di un Sindaco: “la cosa che sconvolgeva maggiormente era il fatto che non si potesse usare l’acqua nemmeno dopo averla bollita”.

Come accennato i confini del problema si espandono ben oltre la provincia di Vicenza.

In Veneto non abbiamo solo i PFAS. Abbiamo il mercurio, abbiamo il cromo… Ma c’è chi dice che bisogna stare attenti, per non creare un danno alla nostra economia… Noi invece dobbiamo proprio finirla e metterci in testa di fare le cose per bene. Tutte queste attenzioni dove ci portano? A furia di stare attenti ci si è avvelenati per 40 anni, e il Veneto è al primo posto in Italia per l’incidenza di tumori. Leggo ancora dal libro di Antonio Fongaro, che aveva costituito Sovizzo parte civile: “la Ditta che ha provocato l’inquinamento ha subito un processo e credo che se la sia cavata bene (…) Così vanno le cose di questo mondo”.

Io dico che le cose di questo mondo non vanno così, io dico che noi non accettiamo che vadano così, così come non sarebbe mai accettato in molti paesi del mondo. Siamo noi che siamo disinteressati e irresponsabili. Se c’è un problema lo si affronta e lo si risolve.  Noi dobbiamo agire, cominciando con l’informare adeguatamente e proseguendo con l’adottare con estrema decisione le iniziative politiche e legali necessarie, perchè questo è l’unico modo per fermare ciò che sta accadendo ogni giorno sul nostro territorio.

Dobbiamo farlo anzitutto per salvaguardare la nostra salute, e poi un pezzo della nostra economia.

Per questo stesso motivo negli USA l’industria DuPont – proprietaria del marchio Teflon – è stata costretta da una class action ad una risoluzione per più di 300 milioni di dollari e lì – in New Jersey – il valore limite dei PFAS non è 500, ma 40 ng/l.

L’Arpav di Vicenza ha inoltrato una notizia di reato alla Procura, e in seguito è nato un esposto dal basso (associazioni, medici) alle Procure di Vicenza e Verona. E’ nato un coordinamento per una class-action e qualcosa si sta muovendo, ma non abbastanza perchè ogni giorno, anche oggi, la contaminazione sta proseguendo.  Mettiamoci in prima fila, agiamo come Comune di Sovizzo per coinvolgere gli altri: noi dobbiamo tutelare la salute nostra e del nostro ambiente, che poi come si è letto anche in questo articolo, sono assolutamente la stessa cosa.

Manuel Gazzola

Sovizzo Post, 11 Aprile 2015

Indagini scientifiche e rassegna stampa

Mozione del 01/04/2015 “Contaminati (da PFAS) ma determinati”

 

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