Lettera notturna a tutti i compagni di viaggio, più o meno convinti.

(…) Ecco, voglio scrivervi di un’immagine che mi è capitata in mente oggi, non so bene perchè: noi tra molti anni che avremo trasformato questo paese in questo luogo fantastico dove vivere, avendolo fatto insieme con generosità, essendo diventati veramente amici, guardarci negli occhi orgogliosi e felici di avere scelto allora di cominciare questa cosa, e di averla fatta veramente.

Ok, credo di capire 🙂  ma di cosa sto parlando?  

Ok, provo a spiegare questa mia visione.

Io sono certo che dentro alla comunità in cui viviamo ognuno di noi abbia un posto preciso in cui possa essere utile agli altri.  Già ognuno lo fa con il proprio lavoro. C’è però questo secondo modo in cui siamo chiamati nell’essere utili agli altri, che è quello di agire dentro alla comunità in cui viviamo.

Ognuno è una chiave che deve trovare la sua serratura, un cacciavite che deve trovare la sua vite.

Ha il dovere di cercarla da solo, e le persone che gli stanno intorno hanno il privilegio di potere aiutarlo a trovarla.

Io credo che il nostro lavoro, facendo politica – che significa aiutare il paese ad essere paese veramente – sia quello di cercare di aiutare ogni chiave a trovare la sua serratura.

Cosa cavolo vuol dire?

Ok, facciamo l’esempio del palio di Siena, o del carnevale di Ivrea (da poco Pif ci ha fatto un bel “Testimone”).  Tutta la città, da mesi, ci partecipa, in un modo o nell’altro.  C’è chi fa i costumi, chi tra gli organizzatori si occupa delle forniture, chi corre a prendere i posti migliori, i ragazzi che fanno gli sbandieratori, le riunioni di quartiere per decidere le strategie, quello che si diverte e basta, e fa divertire gli altri, il bottegaio che scrive un sonetto, quello che ci scrive l’articolo di giornale.  Tutti hanno un ruolo, tutti si sentono coinvolti, nessuno, ma proprio nessuno, se ne andrebbe mai da quella città.  

Perchè non è un semplice posto dove tornare in macchina la sera dopo una giornata di lavoro, e al più in cui farsi una passeggiata la domenica.  Nooooooo.  E’ molto di più.  E’ il tuo posto, in cui contribuisci personalmente a renderlo così bello e vivo, così unico, è un posto in cui hai investito un pezzo importante del tuo cuore.

Eccola la mia visione.

Io credo che manchi a Sovizzo chi si preoccupa e chi sia capace di costruire reti tra le persone. 

Di inventare occasioni, cose reali, per costruire reti, perchè le reti si fanno attorno alle cose reali.

Noemi mi ha scritto: “Domanda: abbiamo molte idee “sociali”. Provocazione: cosa ci distingue da una Pro Loco???”

Colgo l’occasione per completare la mia risposta.

Io credo che noi non dobbiamo inventare iniziative a caso.  Io credo che ogni nostra azione – e dovremo sceglierle molto bene, perchè avremo il tempo di farne poche in questi 5 mesi – debba essere un’azione che sia finalizzata a costruire reti tra i cittadini.

D’accordo, lo fa anche un qualunque evento, o un qualunque ciclo di incontri.  D’accordo, sì, ma in che misura?

A Sovizzo esistono queste occasioni.  Ci sono molte occasioni per fare piccoli gruppi, o per incontrarsi in tanti in una giornata.  Ognuna di queste cose però è staccata, è un quartetto d’archi, o una canzone di 2 minuti.  Manca la sinfonia.

Quindi se dobbiamo creare un evento quello dovrebbe essere sinfonico.

Così come dobbiamo dimostrare di sapere creare reti in altri modi: il gruppo facebook che lanceremo in questi giorni credo che sarà uno di questi.  Facebook è una grande potenzialità, quasi sempre mal sfruttata.   Sarà un luogo di scambio di “servizi, saperi e competenze”, non per tutti, ma per diversi sovizzesi, una piattaforma su cui potere attivare tra l’altro molti progetti.

Più in genere la rete è la rivoluzione sul piano della partecipazione alla vita pubblica, perchè consente a tutti di potere partecipare per quel poco che possono o che vogliono, senza essere “attivisti” politici.

Si può fare rete di imprenditori, o di commercianti, scrivendo un bando.  Io ne scrivo diversi, e con Roberto ne abbiamo accennato l’ultima volta.  Se si trova il bando giusto potremmo dimostrare di sapere essere attivi anche per portare soldi a Sovizzo.

Si può fare rete attivando un ciclo di Open Space Tecnology (OST).   Vi spiego cos’è.  Ho fatto un post-lauream a Venezia di un anno sull’Azione Locale Partecipata.  Lì ho partecipato al primo OST, poi ne ho organizzati altri con persone che ho conosciuto lì.  E’ una cosa fantastica, funziona benissimo.

Allora: devi radunare un gruppo di persone su un tema, almeno una ventina diciamo.  Si propone un tema della serata, per esempio: ragioniamo su come costruire / valorizzare un sistema di sentieri collinari a Sovizzo, oppure anche un tema più ampio, del tipo come migliorare l’assistenza sociale.

Si introduce, meglio se invitando magari anche qualcuno competente a parlare qualche minuto, soprattutto per dare spunti, e comunque si attende che la situazione sia sufficientemente “calda”, dopodichè si spiegano le regole: chi lancia una proposta di discussione ne diviene anche moderatore.  Una volta uscite le discussioni in numero sufficiente ci si divide in tavoli di lavoro.  Chi non ha fatto proposte può scegliere in che discussione entrare, e c’è la “regola dei 2 piedi” che dice che in ogni momento ognuno può prendere e allontanarsi da una discussione per andare in un’altra, come un mercatino, oppure anche andare a magnare e bere, perchè si è creato anche uno spazio cazzeggio.  Oppure può fondare una nuova discussione una volta avuta un’idea da quella precedente.  A fine serata ognuno, vi assicuro, è molto coinvolto in un progetto che vorrà portare avanti oltre la serata stessa.

Ecco, questo è un modo in cui mi piacerebbe scrivere il programma!

Questo è creare reti.

Sono solo alcuni esempi.

Ma ci sono altri modi, e sta a noi scoprirli.

Noi dobbiamo, secondo me, diventare i professionisti del fare rete a Sovizzo. Siamo ovviamente dilettanti, ma dobbiamo essere quelli che lo sanno fare meglio a Sovizzo.  E’ così che vinceremo.

Perchè mentre avremo spiegato questo lo avremo contemporaneamente anche fatto, e quindi avremo dimostrato di saperlo fare.  E contemporaneamente avremo già attratto attorno a noi molte persone.  

Ecco perchè ho detto inizialmente: siamo in pochi.  E continuo a dirlo ora.  Non perchè siamo meno degli altri che si stanno organizzando, anzi.  Siamo ancora pochi per fare questo.

E’ una cosa da folli?

No, possiamo farlo.

Dobbiamo solo accettare di diventare, ognuno di noi, un nodo importante di quella rete.

Questa deve essere la nostra prima competenza.  Le altre le abbiamo già, dobbiamo solo elencarle. Non possiamo certo formarcele in questi 5 mesi.

Sapere gestire una macchina amministrativa lo impareremo, come tutti quelli che vanno a governare, nei primi mesi del mandato.  Non è questa la principale competenza specifica di un buon amministratore: chiunque vuole prepararsi prima lo faccia, ma gli altri non si preoccupino.  Ci sono i tecnici dei diversi settori che sono lì per questo.  Studieremo subito per non lasciare fare la politica a loro, certo.  Ma io diverse cose le so già, per cui se dovessimo trovarci nella situazione saprei aiutarvi.   

Attenzione, colgo l’occasione: io NON SONO IL CANDIDATO SINDACO.  Questa è la cosa peggiore di quell’editoriale sul post.  Il candidato sindaco lo sceglierà il gruppo quando deciderà di sceglierlo.

Chiusa parentesi.  

Stavo dicendo, bisogna scegliere bene come impiegare le energie.

Io ho un’idea generale, certo, ed è quella che ho provato a descrivere.  

Evidentemente non so nei dettagli come si evolverà questa cosa; quello che sto facendo è cercare di capire qual è la strada per mettere insieme e trovare un ordine ai diversi elementi che sono arrivati sul piatto fino ad oggi, cercando di vedere il proseguio della strada.

Certamente faccio i miei errori, ma la mia intenzione è limpida come spero l’abbiate letta.

Andrò avanti perchè sento di doverlo e volerlo fare contemporaneamente, insieme a chi vorrà farlo con me.  Anzi, do un abbraccio da subito a chi ci sta.  Grande!!!  Non importa dove andremo, sarà certamente un bel viaggio.

A chi sceglie di starci dico: la prima cosa? Partecipa su facebook, puoi farlo quando ti pare, spara quello che ti passa in testa, continua a rimpallare idee, cerca di capire in che modo coinvolgere tutti gli altri, dentro al gruppo e fuori, cerca di capire qual è il posto di quel tassello, di aiutare ognuno a potere dare quello che ha da dare.  Non avere paura di ciò che dicono gli altri.  Della paura di ciò che dicono gli altri possiamo lasciare morire le cose migliori che potremmo fare.  

Chiudo citando Mandela, una cosa che per me è stata molto importante.

La nostra paura più profonda non è di essere inadeguati
la nostra paura più profonda è di essere potenti oltre misura.

È la nostra luce, non il nostro buio che ci fa paura.

Noi ci chiediamo: “Chi sono io per essere così brillante, così grandioso?
Pieno di talenti, favoloso?”
In realtà chi sei tu per non esserlo?
Tu sei un figlio di Dio.

Se tu voli basso, non puoi servire bene il mondo.
Non si illumina nulla in questo mondo se tu ti ritiri, appassisci.

Gli altri intorno a te non si sentiranno sicuri.

Noi siamo nati per testimoniare la gloria di Dio dentro di noi.

Non soltanto in qualcuno, ma in ognuno di noi.

Nel momento in cui noi permettiamo alla nostra luce di splendere.

Noi inconsciamente diamo agli altri il permesso di fare lo stesso.

Nel momento in cui noi siamo liberi dalla nostra paura.

La nostra presenza stessa, automaticamente, libera gli altri.

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